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Intervista a Franco Limardi – Prima parte


In attesa delle nostre nuove uscite, posticipate ai primi di settembre, vi presentiamo l’intervista a Franco Limardi realizzata da Giacomo Brunoro.

– Per prima cosa voglio chiederti cosa ne pensi della dimensione dell’ascolto: che effetto ti ha fatto ascoltare un libro che tu hai scritto?
Ascoltare il mio libro, ha prodotto in me una serie di effetti. Sorpresa, sicuramente; una sensazione di soddisfazione poi, per la qualità della realizzazione che ha sicuramente valorizzato “Anche una sola lacrima”. Una sorta di orgoglio paterno per questa (nuova) creatura che va in giro con le proprie gambe, ma anche una specie di straniamento, tanto che ascoltando alcuni passaggi particolarmente suggestivi, grazie anche a Giancarlo De Angeli, che ha dato la sua voce a Lorenzo Madralta, sono rimasto stupito, come se quelle parole, quelle situazioni, fossero nuove per me, non ne fossi io l’autore.
– La domanda successiva è facile: a quando un film di Anche una sola lacrima? la trama sarebbe perfetta, dato che è molto cinematografica.
Ti rispondo incrociando le dita: i diritti cinematografici del romanzo sono stati opzionati da una casa produttrice italiana. Mi auguro che il progetto si concretizzi, anche perché una delle mie passioni più grandi è il cinema, ho iniziato scrivendo sceneggiature e puoi immaginare che soddisfazione sarebbe vedere le vicende di Lorenzo Madralta sullo schermo.
– Anche una sola lacrima è a mio avviso un romanzo particolare: l’ambientazione così profondamente italica lo caratterizza molto, anche perchè i suoi personaggi sono tutti molti vivi. Su tutti spicca la figura di Renzo: che riferimenti hai avuto per questo personaggio?
Mi fa piacere sentir definire i miei personaggi “molto vivi”, è un gran complimento anche perché, da lettore, i personaggi bidimensionali, piatti o artificiali, o quelli con un linguaggio esclusivamente letterario, non mi sono mai piaciuti. Mi piacciono quei caratteri che ti danno un gusto di realismo, di verità, quelli che pensi potresti incontrare per strada o di cui potresti ascoltare casualmente le conversazioni al bar. Quanto alla “italicità” dei personaggi, se questa caratteristica  li accomuna tutti, lascia fuori proprio Lorenzo Madralta; nel senso che, probabilmente, Madralta è poco italiano col suo rigore, la sua determinazione, ma anche con la sua difficoltà alle relazioni umane e la sua gelida distanza dalle cose e dalle persone. Madralta per certi versi è uno che è nato alla latitudine sbagliata, sarebbe stato più a suo agio (forse) dalle parti di Stoccolma. I riferimenti, i “modelli” a cui si rifà la figura di Madralta sono tanti: quello che ho in mente adesso, nel modo più vivido, è un personaggio creato negli anni ’70 dal grande autore di comics Roberto Raviola, più conosciuto come Magnus. Il suo personaggio si chiamava Unknow ed era la stupenda figura di un reduce, dalla Legione Straniera, dall’Indocina, dall’Algeria, ma anche dai luoghi più sporchi e “caldi” del mondo; un personaggio “border line” destinato, per il suo passato, a finire in vicende in cui si mescolavano intrighi politici, guerre, malavita, avidità e miserie umane, ma che attraversava la propria vita e le vicende grandi e piccole di altre persone con dolore, disillusione, disincanto, cinismo e contemporaneamente grande senso morale; un personaggio disposto a “sporcarsi le mani”, a vivere situazioni in cui il confine tra legale e illegale è molto labile, ma anche pronto a buttare tutto all’aria, a rinunciare al denaro, a combattere i potenti di turno per il senso di giustizia radicato nel suo animo. Altri riferimenti possono essere i personaggi della narrativa “hard boiled”, così come personaggi cinematografici disegnati da autori come Peckimpah o Kitano, che ho anche citato nei ringraziamenti del libro.

(continua)

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