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Intervista a Franco Limardi – Seconda Parte


Ecco la seconda ed ultima parte dell’intervista a Franco Limardi, autore di Anche una sola lacrima, in cui l’autore parla della trasformazione del suo romanzo in Libro in Auto. L’intervista è stata realizzata da Giacomo Brunoro.

– La trasformazione in Libro in Auto ha comportato delle modifiche nel soggetto originale del libro: qual è stata la tua reazione a proposito?
– Da “papà”, veder sparire delle mie creature mi ha sinceramente dispiaciuto; ognuna di loro aveva una precisa funzione nell’economia del romanzo nel senso che attraverso le loro parole o i loro gesti, i personaggi principali si svelavano, si facevano conoscere dal lettore; tuttavia sono perfettamente consapevole che il lavoro compiuto da Good Mood non è stato la semplice lettura, la registrazione del libro letto da un attore, ma una vera e propria rielaborazione, con una sceneggiatura, una colonna sonora e la recitazione di un gruppo di attori; così diventa accettabile anche la scomparsa dei personaggi, perché non sarebbero stati funzionali a questo mezzo diverso, a questo altro modo di raccontare, ai tempi richiesti da questo media.

– Tu hai  scelto di raccontare la provincia: in fondo in Anche una sola lacrima una delle protagoniste è proprio la provincia italiana, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti: perchè questa scelta? (scelta felicissima, tra l’altro)
– Premetto che io sono profondamente cittadino, anzi metropolitano: nel senso che sono nato a Roma e là ho vissuto fino al ’91 con quello che questo può significare in termini di mentalità, modo di rapportarsi con le cose e con le persone; poi una serie di circostanze mi hanno portato lontano dalla grande città, dai suoi ritmi, dalle sue dimensioni e dai suoi tempi; così mi sono trovato ad osservare la vita della provincia per capire come inserirmi, ho dovuto comprenderne i meccanismi, le dinamiche umane e sociali, e ho avuto modo di studiarla nelle sue manifestazioni che sono così diverse e così simili a quelle degli abitanti delle città. Certo, i cittadini sono più smaliziati e, in minima parte, più aperti, ma in realtà la provincia italiana, e quella che io racconto non credo sia diversa da quella di altre parti della nazione, è diventata la pancia di questo paese, capace di esprimere ciò che poi diventerà l’atteggiamento generale dei nostri compatrioti. Mi è sembrato naturale, quindi, raccontarla questa realtà, farla diventare il teatro in cui si muovono i miei personaggi, far diventare  i luoghi a propria volta dei personaggi, perché un posto, un quartiere, lo “skyline” di una città, oppure la riva di un lago o una campagna dispersa nel niente, hanno un potere, il potere di modificare la “vita” dei caratteri che si muovono dentro di loro. Per un noir poi, questa provincia, questo tipo di provincia, è una necessità, no?!

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