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12 dicembre 1969, la strage di Piazza Fontana e L’Organigramma


In questi giorni abbiamo già parlato di come quella di Piazza Fontana sia stata la madre di tutte le stragi in Italia, e di come quel 12 dicembre 1969 abbia segnato in maniera profondissima un’intera generazione. A quarant’anni esatti da quell’orribile strage è normale che si continui a parlare di quei fatti drammatici, soprattutto se si pensa che dopo 10 processi non è ancora emersa la verità.

Andrea Comotti (nella foto qui a sinistra), nel suo thriller fanta-politco L’Organigramma Parte I e Parte II ha voluto raccontare una storia che parte proprio dal quel 12 dicembre, una vicenda che si snoda attraverso 40 anni di storia italiana e che tenta di ricostruire in maniera romanzesca una possibile verità. Ma L’Organigramma di Comotti è davvero così fantastico? A sentire certe incredibili rivelazioni emerse in questi giorni verrebbe da pensare tutto il contrario. Lunedì notte su Rai2, all’interno de La Storia Siamo Noi di Gianni Minoli è andata in onda una puntata speciale di approfondimento su Piazza Fontana. E quello che abbiamo sentito ci ha fatto letteralmente saltare sulla sedia. Andrea Comotti ha provato la stessa sensazione (immagino che per lui deve essere stata ancora più forte), e ci ha inviato un testo di riflessione che pubblichiamo molto volentieri.

“Quella presentata da Minoli è stata una ricostruzione accurata e aggiornata dell’inchiesta su piazza Fontana, come da perfetta tradizione de “La Storia Siamo Noi”. All’interno del programma è andata in onda un’intervista ad un certo Cavallaro ex membro dei Nuclei di Difesa dello stato, una sorta di superGladio superclandestina. Cavallaro, intervistato  in un ufficio che sembrava un’ambasciata con inquadratura fissa su di lui e che non permetteva di identificare il luogo (il servizio diceva laconicamente “l’abbiamo raggiunto”), ha sostenuto che questa associazione ha operato nel decennio 1966-74 e al suo interno c’erano persone dei servizi segreti italiani, dei servizi segreti dei Paesi Nato, ufficiali dell’esercito, carabinieri, polizia… Lo scopo era quello di intervenire in maniera militare dopo la strage per preparare un quadro politico chiaramente spostato a destra. Cannavaro poi ha detto come se niente fosse tutto quello che di peggio si può pensare sulla strategia della tensione, come se si trattasse di una cosa normalissima: emanazione dei servizi Nato, impegolamento dei servizi segreti provinciali italiani, implicazione delle più alte cariche dello stato e militari. Questo personaggio parlava con calma, con l’aria di chi la molto lunga. La sua testimonianza poi è stata avvalorata da un certo Amedeo Vinciguerra, un ex di Ordine Nuovo, un duro e puro uscito dall’organizzazione perché secondo lui era collusa con lo Stato. Questo argomento del resto è stato un po’ il centro della puntata: sembra che Ordine Nuovo ad un certo punto abbia deciso che qualcosa andava fatto in senso anticomunista, e poco importava se per farlo bisognava “sporcarsi le mani” trattando con lo Stato. Dall’inchiesta emerge un quadro di questo tipo: Ordine Nuovo ha fatto da braccio armato nell’esecuzione della strage, poi sarebbero intervenuti altri per sistemare la faccenda. Secondo Vinciguerra Piazza Fontana non sarebbe dovuta essere il detonatore della strategia della tensione, ma la manifestazione che tutte le forze fasciste stretto attorno all’MSI avrebbero dovuto tenero a Roma due o tre giorni dopo. La speranza era che negli sconti ci scappasse il morto per legittimare  un intervento paramilitare o militare del tutto e un nuovo scenario politico…

Ora come si chiama uno dei personaggi chiave de L’Organigamma? Vincenzo Vinciguerra! Ma quello che più ci ha fatto saltare sulla sedia è stata l’inquadratura a dettagli (purtroppo non intera) di un vero organigramma: un vertice, due linee orizzontali, con sotto tanti braccini verticali, pieno di sigle e nomi. Un braccino diceva addirittura Legioni Nere… qualcuno l’ha stilato davvero l’Organigramma!

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