Home > News, novità > Recensione de: “I racconti di Franz Kafka”

Recensione de: “I racconti di Franz Kafka”


Recentemente abbiamo pubblicato una raccolta di 6 racconti di Franz Kafka, audiolibro ben interpretato e realizzato sotto diversi profili.

Di questo se n’è accorto Roberto Ghedini, ascoltatore GOODmood, che ha deciso di realizzare una recensione del nostro audiolibro. Ecco quello che ha scritto:

“I Racconti di Franz Kafka”

Lettura di Giancarlo De Angeli, Mino Manni, Ruggero Andreozzi, Lucia Angella e Tina Venturi

Audio editing e sound design di Dario Barollo

Adattamento e coordinamento di produzione di Paola Ergi

Non da molto Good Mood ha realizzato una graffiante versione del racconto ‘La metamorfosi’ di Franz Kafka (1883-1924); adesso la casa editrice padovana ha assemblato una raccolta dei principali racconti dello scrittore cèco di lingua tedesca, unendo al precedente in un unico download ‘La sentenza’, ‘Il nuovo avvocato’, ‘Un medico di campagna’, ‘Nella colonia penale’ e ‘In galleria’.

Ne risulta un estratto avvincente di alcuni fra i momenti migliori della narrativa breve di questo artista profetico e straordinario, scritti tutti fra il 1912 e il 1919 e quindi a cavallo di quella Grande Guerra che sarebbe sin troppo agevole tirare in ballo quale apice di una crisi della civiltà sul cui sfondo si stagliano questi racconti.

In realtà non sembra essere propriamente così. I drammi psicologici che vi si consumano sono soprattutto travagli interiori, “ruminati” da una psiche complessa e vulnerabile, nonché rinfocolati da alcune esperienze personali che vi hanno lasciato un segno indelebile: a cominciare dal fatidico senso di colpa nei confronti del padre proposto ne ‘La sentenza’, scritto di getto in una notte di settembre del 1912 e denso di riferimenti autobiografici. Il racconto culmina in una condanna a morte pronunciata da una figura paterna che entra in punta di piedi nella trama narrativa per mutarsi infine in un essere terribile e vendicativo, portando suo figlio inopinatamente al suicidio al termine di un processo sommario, senza appello e decisamente sopra le righe.

Un’atmosfera da incubo pervade pure ‘Un medico di campagna’, un racconto che fin dalla sequenza iniziale allude alla sessuofobia dell’autore, debitamente cammuffata da un fallito tentativo di abuso sulla domestica del protagonista; la vicenda trascolora in ultimo nell’immagine simbolicamente connotata di due cavalli che infilano il muso attraverso le finestre aperte della camera da letto di un malato grave (in pieno inverno!), per vigilare sul medico sempre più disorientato e, in ultima analisi, prigioniero del suo stesso sogno.

Infine, un clima sadomasochistico impronta il racconto ‘Nella colonia penale’, dove un Ufficiale si appresta ad eseguire la condanna capitale di un poveraccio e, approfittando della presenza di un Esploratore Straniero in visita alla struttura, decanta le caratteristiche di un perverso strumento di morte minuziosamente analizzato; finché, a sorpresa, l’Ufficiale allontana il condannato dal patibolo e decide di giustiziare se stesso con un’adesione talmente devota alla sua causa da risultare maniacale e patologica.

Non ci soffermiamo su ‘La metamorfosi’, che pure è il racconto più lungo di questa raccolta e si avvale, come tutti gli altri, dell’adattamento sobrio e rispettoso del testo originale di Paola Ergi, di un’ambientazione sonora claustrofobica firmata da Dario Barollo e di un’accorta interpretazione a più voci affidata a Giancarlo De Angeli, Mino Manni, Ruggero Andreozzi, Lucia Angella e Tina Venturi; il tutto, finalmente, valorizzato da un bit-rate di 256 kbps e dalla stereofonia.

Tra i momenti meglio individuati ne scegliamo almeno tre.

Il primo è la scena conclusiva de ‘La sentenza’, con un rumore di traffico urbano tipico dei nostri giorni (e non certo modellato verosimilmente su quello degli anni dieci del Novecento) che accompagna la solitudine estrema del protagonista nel momento in cui si toglie la vita.

Il secondo è la colonna sonora de ‘La colonia penale’, dominata da un suono arcano e indefinibile ‘in background’ che può ricordare una brezza spettrale e ben rende l’ambientazione ‘en plein air’ di quasi tutto il racconto; tale ambientazione è peraltro ulteriormente valorizzata da dettagli preziosi quali la distanziazione dinamica delle voci rispetto al punto d’ascolto principale (costituito dall’Esploratore Straniero).

Il terzo è la caratterizzazione dell’Ufficiale sempre ne ‘La colonia penale’, con il suo berciare petulante e squittente da tenore buffo che, ‘mutatis mutandis’, a noi ricorda moltissimo il ruolo vocale dell’odioso e nevrotico Capitano nell’opera teatrale ‘Wozzeck’ (1925) di Alban Berg (1885-1935).

Roberto Ghedini

acquista audiolibro Kafka

Categorie:News, novità
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: