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Recensione de: “Cuore di Tenebra” di Joseph Conrad (a cura di Roberto Ghedini)


Roberto Ghedini, ascoltatore appassionato dei nostri audiolibri, si cimenta nella recensione di un racconto di uno dei più importanti scrittori moderni: Joseph Conrad con il suo “Cuore di Tenebra”, racconto che ha ispirato uno dei più importanti film del cinema contemporaneo, ovvero “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola.

Nel 1902 Joseph Conrad, polacco di nascita ma inglese di lingua e di elezione, pubblica in volume ‘Youth and Two other Stories’, in cui oltre a ‘Youth’ e ‘The End of the Tether’ confluisce ‘Heart of Darkness’ (‘Cuore di tenebra’), già uscito a puntate a partire dal 1899 sulla ‘Blackwood’s Magazine’: è una rivista ideologicamente piuttosto lontana da Conrad, che è critico nei confronti della cosiddetta ‘missione civilizzatrice’ dei Paesi colonialisti in terra africana (come altrove).

Questa premessa è d’obbligo perché tutta la narrativa di Conrad è profondamente autobiografica, a maggior ragione quando a prendere le parti dell’autore è un alter ego come Charlie Marlow che appare in tutti e tre i suddetti racconti pubblicati nel 1902. E in ‘Cuore di tenebra’ alterità e identificazione coesistono innanzitutto nelle due voci narranti, ben diverse sul piano ideologico: quella di Marlow, appunto, e quella di un anonimo compagno di viaggio a bordo del medesimo battello.

Soffermandoci su ‘Cuore di tenebra’, è come se ci fosse una linea di demarcazione fra ‘dentro’ e ‘fuori’, fra realtà esteriore e dimensione interiore, fra concretezza e mistero, fra certo e possibile, che costituisce il nucleo della dimensione metafisica dell’autore. È lo stesso Marlow a descrivere questo stato di cose quando, parlando di Kurtz ormai morto, dice: “È il suo attimo estremo che mi pare di aver personalmente vissuto. È vero, lui aveva fatto l’ultimo passo, aveva superato la sponda mentre a me era stato concesso di ritirare il piede esitante. E forse in questo sta tutta la differenza: forse tutta la saggezza e tutta la verità e tutta la sincerità sono compresse nell’inapprezzabile momento in cui superiamo la soglia dell’invisibile”.

Possiamo aggiungere che in ‘Cuore di tenebra’ ricorrono costantemente figure e immagini del limite, del confine e della separazione, peraltro non sempre caratterizzate da nettezza e recisione ma non di rado sfumate, sfrangiate, evanescenti. Inoltre, come se non bastasse, spesso le parole usate per descrivere una realtà così sfuggente ed impalpabile si dimostrano insufficienti a restituirne la fisicità e la corporeità ed è come se ‘ci girassero intorno’; al punto che il lettore si sente colto sovente da un senso di frustrazione e di inanità; come se nella estenuante lentezza con cui il battello a vapore del protagonista si muove verso l’interno del Congo si disvelasse, con insopportabile progressione, l’impossibilità di venirne a capo sul piano conoscitivo, di capire cioè come stavano (o stanno) realmente le cose: ‘dentro’ e ‘fuori’ di noi, appunto.

Scriveva Conrad: “Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”.Ma ‘Cuore di tenebra’, in definitiva, che cos’è? Un racconto psicologico che tenta di scandagliare l’inesprimibile? Un racconto sulla insufficienza e sulla vanità delle “parole che vengono meno”? A proposito di Marlow, lo studioso Daniele Borgogni scrive: “La reticenza diventa così la cifra fondamentale del suo narrare e la dislocazione del senso del suo discorso rivela il crollo delle illusioni personali, la destrutturazione dell’io, le false certezze su cui è costruita la civiltà, l’incomprensibilità del cuore umano. Così, mentre ‘parla’, Marlow è a sua volta ‘parlato’ dall’ambiguità del linguaggio e più aumentano le informazioni più elusiva risulta la decodificazione: fatti e conoscenza sono ormai disgiunti, specchio della consunzione che il linguaggio ha raggiunto”. E ancora: “La splendida eloquenza di Kurtz (…) non porta al progresso ma alla sovrapposizione di verità e menzogna, utopia e catastrofe, riscoperta del sé profondo e perdita assoluta della propria personalità”.

Mettendo mano a questo splendido, difficile e complesso racconto di Conrad, Good Mood ha realizzato sicuramente uno dei titoli più persuasivi ed emozionanti del suo catalogo di narrativa in audiolibro.

Non si tratta di una versione integrale, ma l’adattamento testuale operato da Paola Ergi è un esempio notevole di come si possa ridurre un testo con adesione e rispetto, senza togliergli nulla in forza evocativa e potenza rappresentativa; inoltre, confrontando l’originale con la sua riduzione, si possono persino trovare passi che hanno tratto ampio giovamento dall’apporto creativo di questa esperta sceneggiatrice.

L’ambientazione sonora di Dario Barollo cattura l’ascoltatore fin dai primi istanti, catapultandolo in una dimensione acustica che oscilla fra realismo e lirismo, in costante compenetrazione reciproca (anche sul piano psicologico) e con un’attenzione ai dettagli e ai particolari acustici significativi che non perde mai tensione. Per unità di luogo e contiguità di tempo, Barollo sceglie la stessa musica sia per l’inizio che la fine del racconto – una musica in cui si trovano disseminati gabbiani che stridono, sirene che gemono, onde che sciabordano, campane che rintoccano e perfino gomene tese che sfregano cigolando contro il legno degli alberi – per sottolineare questo lento eppur sgravato approssimarsi alla partenza di tanti uomini “votati al mare”.

Più in là, il personaggio della fidanzata di Kurtz viene contrappuntato da una ricorsiva citazione dell’aria iniziale di Lucia ‘Regnava nel silenzio alta la notte bruna…’ da ‘Lucia di Lammermoor’ (1835) di Gaetano Donizetti e Salvatore Cammarano, dove la protagonista dell’opera teatrale rievoca il suo amore per Edgardo: una scelta musicale quanto mai indovinata, dato che alla follia e alla morte di Kurtz viene così a sovrapporsi l’imminente follia e morte di Lucia, anche se – a differenza di questa – nel racconto di Conrad la fidanzata sopravviverà alla morte di Kurtz.

Infine, ad un certo momento appare anche il celebre Adagietto dalla Quinta Sinfonia in do diesis minore (1901-1902) di Gustav Mahler, già usato come colonna sonora nel film ‘Morte a Venezia’ (1971) di Luchino Visconti: a parte il fatto che la sua composizione risale praticamente agli stessi anni di ‘Cuore di tenebra’, è comunque curioso notare che Mahler scrisse questo pezzo riprendendo un suo lied basato su una poesia (‘Ich bin der Welt abhanden gekommen’) di Friedrich Rückert.

Ottime le caratterizzazioni di tutti gli interpreti vocali: Giancarlo De Angeli è una Voce narrante nel contempo solenne e compita, eppure solcata da roride increspature; Marco Troiano è un Marlow disincantato, disilluso, sincero e riflessivo, in continua ricerca di un punto cui sottomettersi; Alberto Mancioppi (già Dracula nell’omonimo audiolibro Good Mood tratto dal romanzo di Bram Stoker) riesce a restituire a Kurtz una umanità disancorata con un timbro roco, dolorosamente ripiegato su se stesso; Ruggero Andreozzi interpreta il Giovane russo vestito da Arlecchino irretito da Kurtz fino alla più untuosa piaggeria, sfoderando le medesime risorse con cui, più di recente, ha dato mirabilmente voce all’Ufficiale de ‘Nella colonia penale’ di Franz Kafka in un’altra realizzazione Good Mood; la Giovane fidanzata di Kurtz, infine, prende vita nella voce di Tania De Domenico con tutta l’autenticità che nasce dall’amore, dalla fedeltà e dalla devozione spinti oltre ogni limite, eppure tessuti con fili di seta.

Roberto Ghedini

Per acquistare l’audiolibro visitate il nostro sito cliccando QUI

Presto disponibile anche in versione ebook.

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