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Libia e Italia: un rapporto che non è mai stato facile


Algunas impresiones sobre el Ejército Sa by Eneas, on Flickr
Creative Commons Creative Commons Attribution 2.0 Generic License   by  Eneas 

La Libia fu occupata militarmente dall’Italia fra il 1911 e il 1912. Era l’ultimo possedimento ottomano in nord Africa; il governo liberale di Giolitti, premuto dai nazionalisti, decise l’invasione della “quarta sponda” del Mediterraneo. L’impresa si rivelò più complicata del previsto: i libici non accolsero gli italiani come coloro che li stavano liberando dal turco oppressore; anzi, insorsero contro il nostro esercito; ne seguirono stragi e dure repressioni. Insomma, l’Italia alla fine conquistò il suo “scatolone di sabbia”, grande 5 volte il nostro paese, ma ad alti costi e controllandone solo una piccola parte, dato che l’interno rimase in balia di resistenti, clan e kabile locali. Solo il fascismo sottometterà in seguito l’intera regione, adottando una politica spietata, fatta di massicce deportazioni, campi di concentramento, rappresaglie e stragi di massa, attuate anche coi gas tossici. Né Badoglio né Graziani, principali artefici di questa opera di conquista , subirono mai alcun processo per i crimini di guerra compiuti. La Libia fu dunque del tutto sottomessa dall’Italia solo nel 1931, e il regime fascista la governò poi per un’altra decina d’anni, incentivando l’insediamento di coloni italiani. Questo fino a quando, durante il secondo conflitto mondiale, l’esercito italiano e l’Afrika Korps tedesco non vennero definitivamente sconfitti dagli inglesi ad El Alamein e furono costretti a cedere le colonie d’Africa.

A quel punto si apre una nuova fase per la storia della Libia, che porterà prima alla nascita della monarchia filo britannica di re Idris (1951-1969), poi al colpo di stato del colonnello Gheddafi (1969-2011) e all’instaurazione di una repubblica retta da un regime nazionalistico e monopartitico. La “primavera araba” del 2011 creerà grandi speranze, ma le aspettative saranno ben presto deluse in gran parte del nord Africa. Al crollo dei regimi autoritari (Gheddafi sarà l’unico fra i capi di stato ad essere ucciso dagli insorti) seguirà un vuoto di potere che lascerà spazio all’anarchia e al fanatismo islamista, le cui conseguenze sono sotto i nostri occhi.

C’è da chiedersi quali responsabilità abbiano ancor oggi i paesi colonizzatori rispetto alla situazione creatasi ora in quest’area. Il mito degli “italiani brava gente”, colonizzatori operosi e umani, ancor oggi diffuso nella pubblica opinione nazionale, si scontra con una realtà ben più amara, e i fatti stanno lì a dimostrarlo. Per quanto ci riguarda dobbiamo riconoscere che, purtroppo, l’Italia non ha lasciato duraturi esempi di buona amministrazione e nemmeno ha contribuito a far crescere valide classi dirigenti locali: né l’iniziale breve periodo di governo liberale, né tantomeno i due decenni di conquista e dominazione fascista si sono misurati con le diversità culturali e coi problemi delle terre e dei popoli libici. Quando poi una ex colonia rischia di diventare preda dell’anarchia più totale o della barbarie assoluta ci si deve interrogare a fondo anche sulle proprie responsabilità storiche.

Antonio Bincoletto


bincolettoLaureato e specializzato in filosofia, Antonio Bincoletto ha partecipato a Corsi di perfezionamento e di Alta formazione presso il “Centro Interdipartimentale di ricerca e servizi sui diritti della persona e dei popoli” dell’Università degli studi di Padova.

Attualmente insegna lettere presso il Liceo “Marchesi-Fusinato” di Padova. Oltre che di letteratura, si occupa di storia e di educazione alla cittadinanza. Ha pubblicato vari articoli in diverse riviste (“Lineamenti”, “Democrazia proletaria”, “Voltapagina”, “Ristretti orizzonti”) e coordinato un numero de “La Gazzetta del Veneto” per i 150 anni dall’Unità d’Italia. Ha organizzato nel 2007 a Padova le Giornate Internazionali di Studio “Shoah, antisemitismo e nuovi razzismi”, curando la pubblicazione degli Atti e contribuendo ai volumi  “Holocaust in Lithuania and Europe. International Students Conference. September 23-24,2006”(Vilnius 2006) e “La percezione della Shoah”(Giuntina, Firenze 2008).

Storia del colonialismo italiano in AfricaNell’ambito del proprio lavoro scolastico coordina progetti formativi sull’educazione alla legalità e alla cittadinanza, collaborando con l’ADEC (Associazione docenti europeisti per una nuova cittadinanza), e con associazioni di volontariato sociale (“Libera”, “Il granello di senape”). Ha contribuito al volume AA.VV. “Materiali per la formazione dei docenti di ‘Cittadinanza e costituzione’ negli istituti secondari superiori”, CLEUP 2010.

 

Con GOODmood ha pubblicato due volumi della collana Ripassa con il prof e un audiobook sulla Storia del colonialismo italiano in Africa (disponibile anche in ebook)

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