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Archive for the ‘Narrativa’ Category

Alice nel paese delle meraviglie compie 150 anni

Alice in wonderland with flowers

via Flickr – Alice in wonderland with flowers – cea – CC BY-20

Uno dei più straordinari racconti della letteratura compie 150 anni: è Alice nel paese delle meraviglie – titolo originale Alice in wonderland – di Lewis Carroll

Il romanzo è diventato negli anni un riferimento culturale per tutti: ha ispirato diversi film, il primo è uno sceneggiato del 1903 mentre il più recente è quello con Johnny Depp nei panni del cappellaio matto, e ha stimolato la fantasia di ognuno di noi con dei personaggi fantastici come lo stregatto, o la regina di cuori

Quello che forse non tutti sanno è che il personaggio di Alice è realmente esistito: Carroll, pseudonimo del reverendo Charles Lutwidge Dodgson, si è ispirato a una bambina di nome Alice Lidell

E dopo libri, illustrazioni e film la nuova frontiera per vivere le avventure di Alice è… un audiobook! Dal nostro sito lo puoi scaricare qui, lo trovi anche in versione ebook

Alice nel paese delle meraviglia

 

Johnny Depp + Tim Burton = Edgar Allan Poe

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Appassionati di cinema, di atmosfere dark, e della premiata coppia “Johnny Depp + Tim Burton” adesso potete esultare: a quanto pare il duo che ci ha fatto emozionare con capolavori come “Edward mani di forbice”, “Sweeney Todd” o “Alice in Wonderland” stia per tornare assieme per omaggiare uno dei più grandi autori americani di tutti i tempi, Edgar Allan Poe

Burton non ha mai fatto mistero della sua ammirazione per Poe e molti dei suoi lavori sono, direttamente o indirettamente, ispirati alla sua vena creativa folle e surreale (basti pensare a “The Nightmare Before Christmas”). Entrambi sono amanti e interpreti di quel gusto “maledetto” che ha caratterizzato sia le opere di Poe sia i film di Burton

La parte principale dovrebbe essere affidata a Depp, “veterano” dei ruoli di questo tipo, che potrebbe dunque tornare a lavorare con il regista che gli ha regalato i ruoli migliori della sua carriera, Jack Sparrow escluso.

Le riprese del film dovrebbero svolgersi verso la fine del 2015, quindi per vedere il lungometraggio completo bisognerà avere ancora un po’ di pazienza. Per cominciare già a gustarti l’atmosfera tenebrosa e coinvolgente che sicuramente vivremo sul grande schermo GOODmood ti consiglia questi audiobook di Edgar Allan Poe

 

Recensione “Diario di un Magistrato” di Guy de Maupassant – a cura di Roberto Ghedini

GOODmood continua ad ampliare la sezione dedicata al giallo, al noir e al thriller (forse la più accattivante del suo catalogo di audiolibri), facendo sempre riferimento alle sceneggiature di Paola Ergi interpretate a più voci e alle sonorizzazioni efficaci e pregnanti di Dario Barollo. Non fa eccezione il Diario di un magistrato (“Un fou”, 1885), uno dei ventinove racconti di Guy de Maupassant (1850-1893) che affrontano direttamente i temi della pazzia, della paura dell’ignoto che alberga nel profondo di noi stessi e delle allucinazioni che portano alla perdita di controllo di sé e della realtà, spesso uniti assieme nelle medesime storie: pensiamo, tra le altre, a novelle come La pazza (“La folle”), Sant’Antonio (“Saint-Antoine”), L’Horlà (“Le Horla”), Lui? (“Lui?”) e La piccola Roque (“La petite Roque”).

 

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Nel Diario di un magistrato si parla di un giudice stimato e temuto per la sua ferrea irreprensibilità, finché non viene alla luce – dopo il solenne funerale con gli onori militari che viene celebrato alla sua dipartita – un diario segreto che rivela tre inimmaginabili delitti di cui si era consapevolmente e voluttuosamente macchiato, giungendo persino e con grande soddisfazione a far condannare alla pena capitale un innocente al posto suo: come scrive Maria Teresa Nessi, uno dei temi-chiave della narrativa di Maupassant è “la critica impietosa verso un’umanità degradata, ipocrita, odiosa e stupida”, unitamente alla “sensualità sfrenata, la guerra, la solitudine, la follia e la morte”.

 

Nell’economia del racconto, il diario principia il 20 giugno 1851 e termina il 10 marzo 1852, anche se “il documento era composto di molte altre pagine, ma non c’era nessun’altra cronaca che riguardasse altri delitti”; non è probabilmente un caso che la descrizione di questa follia insanguinata copra l’arco di circa nove mesi, cioè la durata di una gravidanza umana (processo “generativo” per eccellenza); come non sembra accidentale che dal 20 giugno ai primi segni evidenti della pazzia – datati 3 luglio – trascorrano esattamente quattordici (cioè due volte sette) giorni: un altro numero di inequivocabile rilevanza simbolica. Non mancano pure riferimenti simbolici nella natura delle tre vittime del magistrato: un cardellino (il quale nell’antica cultura pagana rappresentava l’anima dell’uomo che al momento della morte vola via, mentre per i cristiani simboleggia la passione di Gesù), un ragazzino e un pescatore (questi ultimi due – a maggior ragione in virtù del loro accostamento in successione – possono richiamare il Vangelo di Marco: segnatamente Mc 1, 14-20 e Mc 10, 14-16).

 

A partire dal 3 luglio il giudice incomincia a parlare dell’omicidio come di una fonte di piacere intimo e personale, nonché a nostro avviso inequivocabilmente “patologico”: è questa la svolta di una “riformulazione assiologica” che mette a nudo la fondamentale ipocrisia della magistratura quale “braccio violento della legge” (“La natura è legata alla morte: non punisce, lei!”). Nel corso di questa riflessione il giudice perviene a legittimare a se stesso la “necessità naturale” del delitto; lo fa, almeno in apparenza, con logica stringente e rigore argomentativo (ci ricorda però ancora Maria Teresa Nessi che “in ragione di questo scompiglio, i rapporti di causa ed effetto sono a tal punto imbrogliati che la logica non basta più a spiegarli, a conoscere la verità; del resto anche i misteri psicologici si rivelano insondabili, forze cieche del mondo”); questa logica stringente e questo rigore argomentativo, peraltro, possono ricondurre alla teoria della ratio agendi contenuta in Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente (“Über die vierfache Wurzel des Satzes vom zureichenden Grunde, 1813) di Arthur Schopenhauer (1788-1860), filosofo nei cui riguardi Maupassant – in buona compagnia di numerosi intellettuali della sua generazione – è fortemente debitore. Il punto di partenza del magistrato consiste nel bisogno di comprendere perché un tale Blondel – che lui ha appena consegnato alla ghigliottina – abbia ucciso i suoi cinque figli (e Perché? è anche il titolo che il giudice ha apposto al suo diario).

 

Sappiamo quanto Maupassant amava épater le bourgeois e nelle prime pagine del Diario sortisce l’effetto puntando su una specie di concordantia oppositorum. Tra le frasi che l’autore mette in penna al suo personaggio senza nome prima di farlo impazzire ce ne sono alcune che meritano di essere sottolineate: “[…] uccidere è quanto di più prossimo c’è a donare la vita. Costruire e distruggere!” – “Più si elimina, più si rigenera.” – “L’essere… cos’è? Tutto e nulla.”. “Tutto e nulla”: molti anni dopo Charles-Ferdinand Ramuz (1878-1947), scrittore elvetico in lingua francese, declinerà sagacemente questo concetto nel libretto – tratto da due racconti popolari russi di Aleksandr Afanas’ev (1826-1871) – dell’opera da camera Histoire du soldat (1918) composta da Igor’ Stravinskij (1882-1971), dando al male e al suo trionfo le riconoscibili sembianze del diavolo.

 

 

In questa audioversione integrale del racconto, Giancarlo De Angeli (voce narrante) e Marco Troiano (magistrato) intrigano l’ascoltatore fin dalle prime battute, accompagnando il protagonista nella sua fatale e serrata discesa agli inferi; la caratterizzazione vocale di Troiano, in particolare, sembra improntata ad un voluttuoso e sadico compiacimento che conferisce al personaggio una terribile credibilità.

Dario Barollo compone una sonorizzazione sinistra, allucinata e sfuggente, che sembra contrappuntare il destino ineluttabile del giudice come se fosse una strada predestinata e non un dirupare autonomamente e liberamente scelto verso il delirio e la follia: una sorta di trasposizione erotica e sensuale – tuttavia  paradossalmente ribaltata – dell’atto di dare la vita. Come sempre in coerenza con le sollecitazioni e gli spunti che il testo offre, Barollo sovrappone elementi contrastanti per creare una specie di “frizione” interna alla narrazione: ne sono un esempio eloquente, all’inizio dell’audioracconto, i rintocchi deformati della campana a morto abbinati al rumore di un cuore che batte, cui si innesta ben presto il presentat’arm dei soldati che rendono omaggio al feretro. La vita e la morte coesistono fin dall’incipit, quindi, in concordantia oppositorum, sotto forma di spie acustiche che accompagnano la rievocazione del funerale del magistrato, prefigurando pure (il cuore che batte con terrore prima di venir meno) la fine drammatica delle prime due vittime del giudice (mentre la terza vittima perirà inconsapevole nel sonno). Una fugace citazione del Dies irae gregoriano (affidata ad un violoncello solo) commenta da par suo il ritrovamento del cadavere della seconda vittima (datato 30 agosto). E significativamente le campane ritorneranno in chiusura del racconto: non più irrelati rintocchi, bensì un macabro carillon che scandisce una melodia di quattordici (!) battute (divisa a sua volta in due frasi identiche di sette battute ciascuna).

 

La parte del narratore onnisciente, in questa audioversione, la fa forse proprio la colonna sonora: lucida, cinica e imperturbabile. Parimenti si rivela ben poco consolatoria la fine della novella: “Gli psichiatri che hanno letto il manoscritto hanno dichiarato che nel mondo ci sono molti malati di mente che apparentemente conducono una vita normale: sono furbi e tremendi come questo pazzo furioso”.

Santa Giustina, 8 luglio 2013

Roberto Ghedini

 

Disponibile anche in versione ebook su Itunes Store e su Amazon.it.

Recensione de: “Cuore di Tenebra” di Joseph Conrad (a cura di Roberto Ghedini)

Roberto Ghedini, ascoltatore appassionato dei nostri audiolibri, si cimenta nella recensione di un racconto di uno dei più importanti scrittori moderni: Joseph Conrad con il suo “Cuore di Tenebra”, racconto che ha ispirato uno dei più importanti film del cinema contemporaneo, ovvero “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola.

Nel 1902 Joseph Conrad, polacco di nascita ma inglese di lingua e di elezione, pubblica in volume ‘Youth and Two other Stories’, in cui oltre a ‘Youth’ e ‘The End of the Tether’ confluisce ‘Heart of Darkness’ (‘Cuore di tenebra’), già uscito a puntate a partire dal 1899 sulla ‘Blackwood’s Magazine’: è una rivista ideologicamente piuttosto lontana da Conrad, che è critico nei confronti della cosiddetta ‘missione civilizzatrice’ dei Paesi colonialisti in terra africana (come altrove).

Questa premessa è d’obbligo perché tutta la narrativa di Conrad è profondamente autobiografica, a maggior ragione quando a prendere le parti dell’autore è un alter ego come Charlie Marlow che appare in tutti e tre i suddetti racconti pubblicati nel 1902. E in ‘Cuore di tenebra’ alterità e identificazione coesistono innanzitutto nelle due voci narranti, ben diverse sul piano ideologico: quella di Marlow, appunto, e quella di un anonimo compagno di viaggio a bordo del medesimo battello.

Soffermandoci su ‘Cuore di tenebra’, è come se ci fosse una linea di demarcazione fra ‘dentro’ e ‘fuori’, fra realtà esteriore e dimensione interiore, fra concretezza e mistero, fra certo e possibile, che costituisce il nucleo della dimensione metafisica dell’autore. È lo stesso Marlow a descrivere questo stato di cose quando, parlando di Kurtz ormai morto, dice: “È il suo attimo estremo che mi pare di aver personalmente vissuto. È vero, lui aveva fatto l’ultimo passo, aveva superato la sponda mentre a me era stato concesso di ritirare il piede esitante. E forse in questo sta tutta la differenza: forse tutta la saggezza e tutta la verità e tutta la sincerità sono compresse nell’inapprezzabile momento in cui superiamo la soglia dell’invisibile”.

Possiamo aggiungere che in ‘Cuore di tenebra’ ricorrono costantemente figure e immagini del limite, del confine e della separazione, peraltro non sempre caratterizzate da nettezza e recisione ma non di rado sfumate, sfrangiate, evanescenti. Inoltre, come se non bastasse, spesso le parole usate per descrivere una realtà così sfuggente ed impalpabile si dimostrano insufficienti a restituirne la fisicità e la corporeità ed è come se ‘ci girassero intorno’; al punto che il lettore si sente colto sovente da un senso di frustrazione e di inanità; come se nella estenuante lentezza con cui il battello a vapore del protagonista si muove verso l’interno del Congo si disvelasse, con insopportabile progressione, l’impossibilità di venirne a capo sul piano conoscitivo, di capire cioè come stavano (o stanno) realmente le cose: ‘dentro’ e ‘fuori’ di noi, appunto.

Scriveva Conrad: “Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”.Ma ‘Cuore di tenebra’, in definitiva, che cos’è? Un racconto psicologico che tenta di scandagliare l’inesprimibile? Un racconto sulla insufficienza e sulla vanità delle “parole che vengono meno”? A proposito di Marlow, lo studioso Daniele Borgogni scrive: “La reticenza diventa così la cifra fondamentale del suo narrare e la dislocazione del senso del suo discorso rivela il crollo delle illusioni personali, la destrutturazione dell’io, le false certezze su cui è costruita la civiltà, l’incomprensibilità del cuore umano. Così, mentre ‘parla’, Marlow è a sua volta ‘parlato’ dall’ambiguità del linguaggio e più aumentano le informazioni più elusiva risulta la decodificazione: fatti e conoscenza sono ormai disgiunti, specchio della consunzione che il linguaggio ha raggiunto”. E ancora: “La splendida eloquenza di Kurtz (…) non porta al progresso ma alla sovrapposizione di verità e menzogna, utopia e catastrofe, riscoperta del sé profondo e perdita assoluta della propria personalità”.

Mettendo mano a questo splendido, difficile e complesso racconto di Conrad, Good Mood ha realizzato sicuramente uno dei titoli più persuasivi ed emozionanti del suo catalogo di narrativa in audiolibro.

Non si tratta di una versione integrale, ma l’adattamento testuale operato da Paola Ergi è un esempio notevole di come si possa ridurre un testo con adesione e rispetto, senza togliergli nulla in forza evocativa e potenza rappresentativa; inoltre, confrontando l’originale con la sua riduzione, si possono persino trovare passi che hanno tratto ampio giovamento dall’apporto creativo di questa esperta sceneggiatrice.

L’ambientazione sonora di Dario Barollo cattura l’ascoltatore fin dai primi istanti, catapultandolo in una dimensione acustica che oscilla fra realismo e lirismo, in costante compenetrazione reciproca (anche sul piano psicologico) e con un’attenzione ai dettagli e ai particolari acustici significativi che non perde mai tensione. Per unità di luogo e contiguità di tempo, Barollo sceglie la stessa musica sia per l’inizio che la fine del racconto – una musica in cui si trovano disseminati gabbiani che stridono, sirene che gemono, onde che sciabordano, campane che rintoccano e perfino gomene tese che sfregano cigolando contro il legno degli alberi – per sottolineare questo lento eppur sgravato approssimarsi alla partenza di tanti uomini “votati al mare”.

Più in là, il personaggio della fidanzata di Kurtz viene contrappuntato da una ricorsiva citazione dell’aria iniziale di Lucia ‘Regnava nel silenzio alta la notte bruna…’ da ‘Lucia di Lammermoor’ (1835) di Gaetano Donizetti e Salvatore Cammarano, dove la protagonista dell’opera teatrale rievoca il suo amore per Edgardo: una scelta musicale quanto mai indovinata, dato che alla follia e alla morte di Kurtz viene così a sovrapporsi l’imminente follia e morte di Lucia, anche se – a differenza di questa – nel racconto di Conrad la fidanzata sopravviverà alla morte di Kurtz.

Infine, ad un certo momento appare anche il celebre Adagietto dalla Quinta Sinfonia in do diesis minore (1901-1902) di Gustav Mahler, già usato come colonna sonora nel film ‘Morte a Venezia’ (1971) di Luchino Visconti: a parte il fatto che la sua composizione risale praticamente agli stessi anni di ‘Cuore di tenebra’, è comunque curioso notare che Mahler scrisse questo pezzo riprendendo un suo lied basato su una poesia (‘Ich bin der Welt abhanden gekommen’) di Friedrich Rückert.

Ottime le caratterizzazioni di tutti gli interpreti vocali: Giancarlo De Angeli è una Voce narrante nel contempo solenne e compita, eppure solcata da roride increspature; Marco Troiano è un Marlow disincantato, disilluso, sincero e riflessivo, in continua ricerca di un punto cui sottomettersi; Alberto Mancioppi (già Dracula nell’omonimo audiolibro Good Mood tratto dal romanzo di Bram Stoker) riesce a restituire a Kurtz una umanità disancorata con un timbro roco, dolorosamente ripiegato su se stesso; Ruggero Andreozzi interpreta il Giovane russo vestito da Arlecchino irretito da Kurtz fino alla più untuosa piaggeria, sfoderando le medesime risorse con cui, più di recente, ha dato mirabilmente voce all’Ufficiale de ‘Nella colonia penale’ di Franz Kafka in un’altra realizzazione Good Mood; la Giovane fidanzata di Kurtz, infine, prende vita nella voce di Tania De Domenico con tutta l’autenticità che nasce dall’amore, dalla fedeltà e dalla devozione spinti oltre ogni limite, eppure tessuti con fili di seta.

Roberto Ghedini

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Presto disponibile anche in versione ebook.

Franz Kafka – La Metamorfosi

Franz Kafka- BIO

Franz Kafka, scrittore ceco di lingua tedesca, una delle figure di maggiore spicco della letteratura moderna. Nacque nella Praga austroungarica in una famiglia ebrea della media borghesia nel 1883. Suo padre, commerciante, fu una presenza soffocante: in tal modo Kafka ne parla nelle pagine appassionate, dolenti e accusatorie della Lettera al padre (1919), documento fondamentale per conoscere la sua vicenda umana. Laureatosi in diritto all’università di Praga nel 1906, iniziò a lavorare in una società di assicurazioni. Nel 1902 conobbe Max Brod, che sarebbe diventato il suo più caro amico, e proprio a casa di Brod, nel 1912, conobbe Felice Bauer, con la quale si fidanzò per due volte e per due volte ruppe il fidanzamento: la tormentata relazione è documentata nelle Lettere a Felice, raccolte nel 1967.Ci furono altre due donne importanti nella vita di Kafka: Milena Jesenska, con la quale intrattenne una fitta corrispondenza fra il 1920 e il 1922 (Lettere a Milena), e Dora Dymant, con la quale convisse per qualche tempo a Berlino, prima della morte. Nel 1910 iniziò a scrivere i Diari, e al 1911 risale il primo ricovero nel sanatorio di Erlenbach presso Zurigo, ma la diagnosi definitiva di tubercolosi fu formulata nel 1917. Da quel momento i ricoveri in vari sanatori diventarono sempre più frequenti e lunghi: Kafka morì in uno di questi, in Austria.

La Metamorfosi

Una storia di solitudine,di emarginazione, di senso di colpa dell’individuo minacciato da forze anonime e inafferrabili al di fuori del suo controllo, di condanna di fronte a una società che spesso non riesce a comprendere i problemi del singolo. Kafka descrive in maniera nitida, surreale e se vogliamo anche ironica un esperienza di quotidiana emarginazione. Un macabro percorso di trasformazione da uomo a insetto che lentamente esclude Gregor dalla sua stessa vita.

Questo percorso viene raccontato in un appassionante audiolibro. Le angosce di Gregor sono  ricostruite e trasmesse all’ascoltatore in un viaggio tra suoni, parole ed emozioni.

Un classico della letteratura, un titolo dai toni forti, tutto da ascoltare!

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